Anacrusi

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L’anacrusi è l’aggiunta di una o due sillabe atone prima del primo accento del verso. Queste sillabe aggiuntive non vengono tuttavia considerate nel computo metrico.
Consiste quindi nell’inserimento di una o due sillabe “fuori battuta” all’inizio della serie ritmica di un verso.

Ad esempio, nella poesia giullaresca e religiosa delle origini, laude e ballate hanno come verso base l’ottonario, ma vi si trovano sovente anche novenari e decasillabi, nei quali però vengono considerate fuori battuta rispettivamente la prima e le prime due sillabe. L’isometria è cioè ristabilita facendo ricorso appunto all’anacrusi.

Scrive lo Spongano, che insieme a Contini è considerato termine di riferimento nella definizione e applicazione del concetto di “anacrusi”:

«Anacrusi è l’aggiunta di una o due sillabe fuori battuta all’inizio di un verso o di un suo membro. E’ propria, e quindi regolare, in tutti i versi di ritmo ascendente, ossia giambico o anapestico, come per esempio quello d’un quinario (Se vòi, madònna) o quello di un decasillabo (Dilongàto mi sòn da la vìa), dove sono da considerare fuori battuta le sillabe iniziali (Se e Silon-), che stanno prima del primo accento, ossia prima dell’inizio della prima battuta; ma è impropria, e quindi irregolare o, come si dice meglio, mobile, quando si aggiunge a versi di ritmo discendente, come per esempio l’ottonario o il quadrisillabo. Perciò, se in un componimento giullaresco a base di versi ottonari si trova un verso eccedente [o ipermetro], come per esempio questo, “così m’andava l’altra dìa”, con il quale si muta improvvisamente ritmo, passando da quello dell’ottonario trocaico a quello di un novenario giambico, o si trova un verso come quest’altro, “Quello ch’io so ben mi pare”, con il quale pure si muta improvvisamente ritmo, passando da quello trocaico dell’ottonario a quello giambico del doppio quinario, i due versi in tanto vi stanno a loro agio in quanto sono in anacrusi mobile, considerate cioè fuori battuta, la sillaba co-, iniziale del primo verso, e le sillabe Quel- e ben, rispettivamente iniziali l’una di verso e l’altra di membro nel secondo verso.» (1)

L’anacrusi viene generalmente utilizzata per mantenere l’isometria negli otto-novenari di Jacopone da Todi, in cui all’ottonario trocaico (accento principale di 3ª) corrisponde il novenario giambico (accento principale di 4ª) con una sillaba iniziale in più. Un esempio:

O Segnor, per cortesia
manname la malsania!

A me la freve quartana,
la contina e la terzana,
la doppia cotidïana
co la granne etropesia.

A me venga mal de denti,
mal de capo e mal de ventre,
[a lo] stomaco dolor pognenti [decasillabo]
e ’n canna la squinanzia.

[Mal] degli occhi e doglia de fianco [novenario]
[e l’a]postema dal canto manco; [decasillabo]
tiseco me ionga en alco
e d’onne tempo la fernosia.

[A]ia ’l fecato rescaldato, [novenario]
[la] milza grossa, el ventre enfiato, [novenario]
lo polmone sia piagato
con gran tossa e parlasia.
[…]

In questa ballata prevalgono nettamente gli ottonari  (52 su 74 versi), che fanno da verso base. Sono però numerosi i novenari (16) e in buon numero anche i decasillabi (4).

Nelle quartine considerate, i versi 9 e 12 sono decasillabi anapestici (accenti sulla 3ª, 6ª e 9ª sillaba), mentre i versi 11, 15 e 16 sono novenari giambici (accenti principali sulla 4ª e sull’8ª e secondari sulla 2ª e sulla 6ª). Tutti gli altri sono ottonari trocaici (accenti principali sulla 3ª e 7ª sillaba e secondari sulla 1ª e 5ª). Per anacrusi i novenari e i decasillabi vengono considerati ottonari con una o due sillabe iniziali atone.


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(1) R. Spongano, Nozioni ed esempi di metrica italiana, 2ª ed., Pàtron, Bologna, 1974, p. 19.