Anacrusi

L’anacrusi è l’aggiunta di una o due sillabe atone prima del primo accento del verso. Queste sillabe aggiuntive non vengono tuttavia considerate nel computo metrico.


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L’ottonario

L’ottonario è un verso la cui ultima sillaba tonica è in settima posizione.
La forma dell’ottonario che la tradizione metrica italiana ha recepito come “normale” ha un accento principale in 3ª posizione.


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Il ritmo del novenario pascoliano

L’interpretazione ritmica dei novenari con accenti di 1ª-3ª-5ª-8ª, 2ª-4ª-6ª-8ª e 3ª-5ª-8ª non presenta perplessità significative. Non è così invece per il novenario con accenti fissi sulla 2ª, 5ª e 8ª sillaba: sulla cadenza ritmica del novenario pascoliano gli studiosi esprimono infatti opinioni discordi.


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Il novenario

Il novenario è un verso la cui ultima sillaba tonica è in ottava posizione. La forma considerata “normale” ha accenti fissi sulla 2ª, 5ª e 8ª sillaba.


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Il ritmo dell’endecasillabo

L’endecasillabo – il “superbissimum carmen” della nostra tradizione poetica – presenta una straordinaria varietà di soluzioni ritmiche: in esso i molteplici elementi che determinano il ritmo di un verso trovano il giusto spazio per estrinsecarsi in massimo grado e con sommo equilibro.


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La lunghezza dei versi italiani

Quanto sono lunghi i versi italiani in termini di caratteri di battitura? Twitter, Google AdWords e l’endecasillabo… un divertissement metrico-numerico.


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Il decasillabo

Il decasillabo è un verso in cui l’ultima sillaba tonica è in nona posizione. La forma che si può ritenere canonica ha accenti fissi su 3ª, 6ª e 9ª sillaba e ha un ritmo chiaramente anapestico e fortemente cadenzato.


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Endecasillabo

L’endecasillabo è un verso in cui l’ultima sillaba tonica è in decima posizione.
In forma canonica ha accenti principali anche sulla quarta (endecasillabo a minore) o sulla sesta sillaba (endecasillabo a maiore).


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L’enjambement: tre esempi stilistici e ritmici

Per illustrare brevemente il valore storico, metrico, stilistico e ritmico dell’enjambement, confrontiamo tre componimenti di Petrarca, Foscolo e Leopardi: RVF 35, Alla sera e L’infinito.


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L’enjambement

L’enjambement (enjamber: scavalcare), altrimenti chiamato inarcatura, si verifica quando la pausa di fine verso introduce una frattura nell’unità logico-sintattica di una frase o di un sintagma. In altre parole con l’enjambement «una cellula espressiva – per se stessa sintatticamente unitaria – viene spezzata in due elementi, di cui l’uno occupa le ultime sedi di un verso, e l’altro, scavalcando il confine metrico, si trova nelle sedi iniziali del verso successivo. Ai due elementi del sintagma scisso si danno talvolta i nomi, rispettivamente, di “controrigetto” e di “rigetto” […]. In tale figura sono dunque operanti nello stesso tempo una spinta proveniente dal metro a dividere ciò che forma un’unità logica e una controspinta motivata, appunto, da un’esigenza logica a riaccostare i due elementi divisi» (1). Se il rigetto è costituito da una parola il cui termine non coincide con la cesura, l’effetto solitamente indotto dall’enjambement è quello di una pausa rilevante. Al contrario, se la fine del rigetto coincide con la cesura, la pausa data dall’enjambement è verosimilmente assorbita da quella di fine emistichio (sempre che questa ci sia effettivamente – vd. cesura). Due esempi dalla Gerusalemme Liberata: Al periglioso passo il vecchio ardito corse, e sprezzò | di quei gran colpi il pondo (Gerusalemme Liberata, XIX, 43, vv. 339-340) Tancredi intanto i feri spirti e ‘l core insuperbito | d’ammollir procura (Gerusalemme Liberata, V, 45, vv. 353-354) Data la sua natura, il grado d’intensità dell’enjambement dipende primariamente dal vincolo grammaticale che intercorre tra le parti del sintagma che viene da esso spezzato. Si ha enjambement forte quando la fine di verso spezza un sintagma coeso, grammaticalmente unitario, mentre l’effetto dell’inarcatura è meno intenso quando nel punto di sutura tra un verso e il successivo la sintassi consente una pur lieve sospensione (2). In genere non si parla proprio di enjambement quando la disposizione del materiale verbale è tale da suggerire un indugio a fine verso; altrimenti, dato che un testo costituisce sempre un’unità di senso, si finirebbe per vedere inarcature ovunque o quasi (3). E’ evidente, però, che a determinare l’intensità di un enjambement concorrono anche altri fattori: le parole che lo compongono (per lunghezza, quantità e qualità vocalica e consonantica), il loro vincolo concettuale, il valore semantico che esse hanno nel contesto di riferimento, le pause che precedono o seguono e il periodo ritmico complessivo in cui esso è inserito. Tentare quindi una classificazione dei tipi di enjambement sulla base del loro...
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La cesura

La cesura è una pausa che divide un verso in due membri chiamati emistichi.


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