Il computo delle sillabe

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La metrica italiana è una metrica sillabico-accentuativa. Due sono infatti gli elementi fondamentali per l’identificazione del verso: il numero delle sillabe e la posizione dell’ultimo accento tonico.

 

Il numero delle sillabe

L’italiano è una lingua ad isocronismo sillabico: tutte le sillabe sono cioè percepite come aventi la stessa durata. Di conseguenza due serie sillabiche – due parole per esempio – hanno la stessa durata se hanno lo stesso numero di sillabe, indipendentemente dal numero di fonemi che le compongono.
Quando pronunciamo le parole “casa”, “bosco” e “pietra” – tutti bisillabi – percepiamo immediatamente che hanno la stessa durata pur essendo composte rispettivamente da quattro, cinque e sei fonemi. Allo stesso modo sentiamo che “pietra” e “anima” pur avendo lo stesso numero di fonemi hanno durata differente: la prima è infatti un bisillabo, mentre la seconda è un trisillabo.

In virtù di questa caratteristica della lingua italiana in metrica due versi sono considerati dello stesso tipo quando hanno lo stesso numero di sillabe.

La denominazione dei tipi di verso segue esattamente questo principio: un endecasillabo è un verso di undici sillabe, un novenario è un verso di nove sillabe, un ottonario è un verso di otto sillabe.

Confrontare tra loro due serie sillabiche e dire se sono lunghe uguali è cosa immediata nel caso di enunciati relativamente brevi. Nel caso però di serie più lunghe è necessario introdurre dei demarcatori che consentano di suddividere le serie in elementi più brevi. Questi demarcatori fanno da punto di riferimento per il confronto e l’identificazione della durata sillabica degli enunciati e possono essere di vario tipo [Beltrami, 2012, p. 32]. La poesia italiana assume come punto di riferimento la posizione dell’ultima sillaba tonica in un verso.

 

La posizione dell’ultimo accento tonico

Il principio che sta alla base della versificazione italiana (principio del sillabismo metrico italiano) è il seguente : due versi hanno lo stesso numero di sillabe se l’ultima sillaba tonica (ovvero l’ultima sillaba accentata) si trova nella stessa posizione, indipendentemente dal fatto che essa sia l’ultima sillaba del verso o che sia seguita da una o più sillabe atone [Beltrami, 2012, p. 32].

Sulla base dell’accentazione dell’ultima parola un verso può quindi essere tronco (accento sull’ultima sillaba), piano (accento sulla penultima sillaba) o sdrucciolo (accento sulla terz’ultima sillaba).

La tradizione metrica italiana ha sempre considerato come punto di riferimento, ovvero come uscita standard, l’uscita piana: sulla base di essa si definiscono la misura e la denominazione del verso.
Quindi un verso è considerato (metricamente) di undici sillabe ed è detto endecasillabo se ha undici sillabe di cui la decima e penultima tonica, dieci sillabe di cui l’ultima tonica (endecasillabo tronco), oppure dodici sillabe la cui terzultima tonica (endecasillabo sdrucciolo).
Analogamente: un verso è considerato di nove sillabe ed è detto novenario se ha nove sillabe di cui l’ottava e penultima tonica, otto sillabe di cui l’ultima tonica (novenario tronco), dieci sillabe di cui la terzultima tonica (novenario sdrucciolo).

Si dondola dondola don8dola [novenario sdrucciolo]
senza rumore la cuna
nel mezzo al silenzio profon8do; [novenario piano]
così, come tacito al vento,
nel tacito lume di luna,
si dondola un cirro d’argento.
Oh! dormi col tremolio muto
dell’esile cuna che avesti!
Non piangerlo tutto, il minuto
che avesti, dell’esile vita!
Nel cuore di mamma non resti
quell’eco di pianto, infinita!
Sorridile, guardala; appres8sati [novenario sdrucciolo]
a mamma, ch’ormai non ha più8, [novenario tronco]
per vivere un poco ancor essa,
che il poco di fiato ch’hai tu8! [novenario tronco]
(Pascoli, Canti di Castelvecchio, Il sogno della vergine, IV)

Ei fu. Siccome immo6bile, [settenario sdrucciolo]
Dato il mortal sospi6ro, [settenario piano]
Stette la spoglia imme6more [settenario sdrucciolo]
Orba di tanto spiro,
Così percossa, atto6nita [settenario sdrucciolo]
La terra al nunzio sta6, [settenario tronco]
(Manzoni, Il cinque maggio, 1-5)

Sparsa le trecce mor6bide [settenario sdrucciolo]
Sull’affannoso pet6to, [settenario piano]
Lenta le palme, e ro6rida [settenario sdrucciolo]
Di morte il bianco aspetto,
Giace la pia, col tre6molo [settenario sdrucciolo]
Sguardo cercando il ciel6. [settenario piano]
(Manzoni, Adelchi, Atto IV, Scena I, Coro)

Esterina, i vent’anni ti minac10ciano [endecasillabo sdrucciolo]
grigiorosea nube
che a poco a poco in sé ti chiude.
(Montale, Ossi di seppia, Falsetto, 1-3)

I cipressi che a Bólgheri alti e schiet10ti [endecasillabo piano]
Van da San Guido in duplice filar10, [endecasillabo tronco]
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr10. [endecasillabo tronco]
(Carducci, Rime nuove, Davanti San Guido, 1-2)

La folata che alzò l’amaro aro10ma [endecasillabo piano]
del mare alle spirali delle val10li, [endecasillabo piano]
e t’investì, ti scompigliò la chioma,
groviglio breve contro il cielo pal10lido [endecasillabo sdrucciolo]
(Montale, Ossi di seppia, Vento e bandiere, 1-4)