Figure metriche di vocale: sinalefe e dialefe

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La sinalefe è la fusione in un’unica sillaba metrica della vocale finale di una parola con la vocale iniziale della parola immediatamente successiva. La sillaba finale di una parola a uscita vocalica e la sillaba iniziale di una parola a entrata vocalica vengono cioè computate metricamente come un’unica sillaba, pur rimanendo distinte nella pronuncia. Può essere indicata con il simbolo dell’accento circonflesso ˆ.

E quindiˆu3scim4moˆa5 riveder le stel10le
(Inf., XXXIV, 139)

Voi ch’ascolta4teˆin5 rime sparseˆil9 suono
(Rvf 1, 1)

Fior’, fron2di,ˆher3be,ˆom4bre,ˆan5tri,ˆon6de,ˆau7re soa10vi
(Rvf 303, 5)

Le don2ne,ˆi3 cavallier, l’arme, gliˆa9mo10ri
(Orlando Furioso I, 1)

mi ritrovai per una sel8vaˆo9 scu10ra
(Inf., I, 2)

Ahi quan2 toˆa3 dir qual e6 raˆè7 cosa du10ra
(Inf., I, 4)

eˆil1 naufragar m’è dol6 ceˆin7 questo ma10re
(Leopardi, L’Infinito, 15)

nel mu2 toˆor3to soli7ngo
(Carducci, Pianto antico, 5)

Era2 noˆi3 capei d’o6 roˆa7 l’aura spar10si
(Rvf 90, 1)

Il fenomeno contrario (e poco usuale) è la dialefe: all’interno di verso la vocale finale di una parola e quella iniziale della parola successiva vengono conteggiate in due distinte sillabe metriche. La dialefe può essere indicata con il simbolo del hacek ˇ.

L’a1 cquaˆe 2ra bu4 ia5ˇas6sai più che per10sa
(Inf., VII, 103)

Comin2 ciò3ˇil4 poeta tutto smor10to
(Inf., IV, 14)

Gemmea l’a4 ria5,ˇil6 sole così chia10ro
(Pascoli, Novembre, 1)

trovai2ˇA3mo4reˆin5 mezzo de la vi10a
(Vita Nuova, IX-4, 3)

E1ˇio2ˇa3nima trista non son so10la
(Inf., VI, 55)

1ˇè2 novo miracoloˆe genti10le
(Vita Nuova, XXI-12, 14)

Si ha infine episinalefe nel caso in cui la sillaba finale di un verso si fonde in un’unica sillaba metrica con la sillaba iniziale del verso successivo a entrata vocalica.

pei bimbi che mamma le andavaˆ
ˆa prendere in cielo.
(Pascoli, La figlia maggiore, 7-8)

in mezzo a quel pieno di coseˆ
ˆe di silenzio, dove il verbasco
(Pascoli, La figlia maggiore, 18-19)

In questo modo è di fatto elusa l’ipermetria. Nel primo dei due esempi, infatti, il primo verso è un novenario mentre il secondo è un quinario che però ha una sillaba in più: la prima sillaba si fonde con l’ultima del verso precedente e ne risulta pertanto un quinario. Nel secondo esempio, analogamente, entrambi i versi sono novenari, perché la prima sillaba del secondo verso (che conta dieci sillabe) si unisce metricamente con l’ultima del primo verso.