Francesco Guccini: Il vecchio e il bambino

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Il vecchio e il bambino: struttura metrica

I versi de Il vecchio e il bambino (Radici, 1972) sono per lo più dodecasillabi in forma di doppi senari anfibrachici (quelli con accenti fissi in 2 e 5 posizione del Coro dell’Atto Terzo dell’Adelchi: Dagli atri muscosi / dai fori cadenti…).

Fanno eccezione il secondo verso della seconda strofa (14 sillabe verosimilmente in ottonario + senario), il quarto verso della seconda strofa (tredecasillabo formato da settenario e senario) e il secondo verso dell’ultima strofa (che è sì un dodecasillabo, ma costituito da senario sdrucciolo + quinario piano).

Rispetto alla norma del doppio senario, che prevede che il primo senario sia sempre piano, sono irregolari solo il primo verso della quinta strofa ed il secondo della sesta. In questo caso abbiamo infatti un senario sdrucciolo e un senario piano.

I doppi senari di Guccini sono però molto lontani dal tono solenne e dal ritmo trocaico-anapestico dei versi del Manzoni: la canzone ha infatti un ritmo pacato, la melodia è dolce e l’effetto generale è di sommessa nostalgia.

Il vecchio e il bambino: testo

Un vec2chio e un bambi5no || si pre2ser per ma5no
e anda2rono insie5me || incon2tro alla se5ra;
la pol2vere ros5sa || si alza2va lonta5no
e il so2le brilla5va || di lu2ce non ve5ra…

L’ immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’ intorno non c’era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo…

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l’ anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati…

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero…

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”