La lunghezza dei versi italiani

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Questo post è un semplice divertissement, ma i suoi esiti potrebbero non essere poi così faceti.

Navigando sul web ci si imbatte facilmente in servizi che impongono l’uso di un numero massimo di caratteri: l’esempio forse più noto è il tweet di Twitter, che prevede una massimo di 140 caratteri spazi inclusi.

Mi si è posto allora un interrogativo: quanto sono lunghi i versi italiani in termini di caratteri di battitura?

Non è stato Twitter, però, a stimolare direttamente questa mia curiosità. 140 caratteri senza ulteriori limitazioni hanno infatti ben poco di “metrico”: puoi infilarci dentro tutto quello che vuoi, andare a capo senza vincoli di sorta, usare versi di lunghezza e metro arbitrari. Troppa indistinzione, troppa libertà e casualità. Troppo facile, insomma, perché senza limiti realmente costrittivi.

Pare tuttavia che ultimamente sia molto in voga la Twitter-poetry (1): il limite dei 140 caratteri sembra stimolare la creatività di molti poeti contemporanei (2). Taluni tendono persino a vedere in questa micropoetry una sorta di reviviscenza delle forme chiuse (o, quantomeno, non troppo spalancate) e di richiamo a forme poetiche brevi come l’haiku (twihaiku e twaiku sono denominazioni alternative per la Twitter-poetry).

Il fatto è che l’haiku, contrariamente al tweet, ha una struttura ben definita e rigida, questa sì costrittiva: 17 sillabe suddivise su 3 versi rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. Inoltre i caratteri di un haiku saranno al massimo tra i 50 e i 60.
L’unico limite dei 140 caratteri complessivi non può invece avere alcuna funzione metrica né, perciò, poetica.

In 140 caratteri ci stanno, per intero o quasi:
– la prima quartina di Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono (Rvf1);
– i primi quattro endecasillabi de L’Infinito e de Il Passero solitario;
– i primi cinque versi de La mia sera di Pascoli (sono ben cinque novenari);
– i primi sette settenari di Pianto antico;
– i primi cinque versi di A Silvia (due settenari, due endecasillabi e 2/3 di endecasillabo);
– i primi tre doppi settenari di Su i campi di Marengo (139 caratteri giusti giusti);
– i primi otto versi de La pioggia nel pineto;
– tutta la prima strofa de Il balcone di Montale;
– ben due volte Casa mia di Ungaretti e, per intero, Il porto sepolto (sono 135 caratteri, ma non è certo il numero di caratteri in sé e per sé a dare struttura e forma al componimento).

Questo per dire che la funzione poetico-strutturante di 140 caratteri è pressoché inesistente.
140 caratteri sono un limite metrico come lo è lo spazio bianco di un foglio di quaderno: non hanno nulla della forma chiusa. Anzi, lasciano sin troppo spazio aperto.
Twitter è molto più stimolante per la prosa che per la poesia: scrivere racconti di 140 caratteri, questa sì è una bella sfida.

Se vogliamo cercare nel web qualcosa che abbia la parvenza di una forma chiusa, o quantomeno di un contenitore in qualche modo strutturante, dobbiamo guardare piuttosto agli AdWords, gli annunci pubblicitari che Google pubblica sulla pagina di ricerca, che hanno – loro sì – una struttura vincolata standard molto più complessa e interessate dal punto di vista metrico e poetico.

Scrivono da Mountain View:
«Gli annunci di testo, la versione più semplice di un messaggio in cui si può fare clic, contengono tre componenti: titolo, URL di visualizzazione e descrizione. Osserviamo i componenti dell’annuncio di esempio riportato di seguito:

Fai pubblicità con Google Titolo
adwords.google.it URL di visualizzazione
Vuoi risultati immediati? Riga di descrizione 1
Crea oggi stesso la tua campagna di annunci Riga di descrizione 2

Gli annunci di testo in Google AdWords devono soddisfare i seguenti requisiti di lunghezza (spazi inclusi):
Titolo: 25 caratteri
Riga descrittiva 1: 35 caratteri
Riga descrittiva 2: 35 caratteri
Url di visualizzazione: 35 caratteri.»

Chiaramente una domanda è sorta spontanea: quali versi della tradizione italiana si “incastrano” nei 35 caratteri del testo di un annuncio AdWords?

Ho cominciato contando i caratteri dei versi del primo canto della Divina Commedia.
Risultato: la lunghezza media degli endecasillabi di Inferno I è di 35,6 caratteri.

La cosa ha ovviamente accentuato la mia curiosità e ho preso a contare un po’ a caso il numero di caratteri degli endecasillabi di alcuni componimenti celeberrimi della nostra tradizione poetica. (3)
Risultato: lunghezza media dei versi pari a 36,1 caratteri spazi inclusi.

La media tra tutti gli endecasillabi che ho conteggiato è di 35,9 caratteri.
Le occorrenze maggiori – altro dato singolare – sono poi quelle degli endecasillabi di 36 caratteri (81 occorrenze), 33 caratteri (71 occorrenze), 34 (70), 37 (68) e 35 caratteri (66 occorrenze).

Non pago, ho deciso di contare la lunghezza media in caratteri degli altri versi della tradizione italiana, attingendo sempre da versi dei nostri maggiori poeti.
Questa la tabella riepilogativa con medie arrotondate:

Verso Lunghezza media
Doppio settenario
49
Doppio senario
39
Doppio quinario
33
Endecasillabo
36
Decasillabo
31
Novenario
29
Ottonario
24
Settenario
21
Senario
18
Quinario
16
Quaternario
14
Ternario
9

E’ superfluo dire che questi risultati non hanno nulla di esaustivo (conteggiare i caratteri di ogni singolo verso dallo Stil Novo in poi sarebbe stato decisamente troppo!): hanno tuttavia risvolti interessanti.

In sostanza il verso che sembrerebbe calzare a pennello nei 35 caratteri del testo descrittivo e dell’Url di visualizzazione di un annuncio AdWords è proprio l’endecasillabo, il nostro superbissimum carmen, mentre il settenario sembra perfetto per i 25 caratteri della riga d’apertura.

Che a Google si siano ispirati al De Vulgari Eloquentia? (4)

Google ha una risposta anche per tutti coloro che sono alla ricerca di nuove fisionomie metriche: come legare la modernità del web e l’arte poetica? quale forma può assumere oggi un componimento poetico? Eccola qui, bell’e pronta: la forma di una quartina di AdWords!

Anche la denominazione di siffatti componimenti potrebbe essere suggestiva quanto basta: AdVerba… Cosa chiedere di più?

In fondo gli AdWords sono l’emblema della forma del pensiero al tempo di internet: breve, semplice, efficace, coinvolgente, in certo qual modo allusivo ed evocativo. Certo, c’è anche il rovescio della medaglia: è un pensiero che tende ad essere lacunoso e impreciso, puntuale e aforistico, superficiale, elusivo e dispersivo, niente affatto discorsivo. Ma è questa la sfida, no?

Ad ogni modo, al di là dei chiari limiti che impone alla discorsività del pensiero (che ha fisiologicamente bisogno di distendersi e liberare la propria energia in ampie volute), quella degli AdWords potrebbe essere una forma che ha i suoi benefici, perché costringe a combattere la tendenza alla retorica e alla verbosità e stimola la sintesi e la concentrazione: «la poesia è condensazione, è un’essenza», diceva Kafka.

Se poi vogliamo proprio scriverli su Twitter questi versi (in fondo la poesia non dà il pane e la visibilità per un poeta può essere vitale), scriviamo componimenti in quartine di AdWords: sono 130 caratteri in tutto.

 


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(1) L’Independent ha recentemente dedicato un articolo alla Twitter-poetry; il tema è stato ripreso nel blog di Lello Voce su Il Fatto Quotidiano; il sito della Micropoetry Society e il suo profilo Twitter @pssms.
(2) Si vedano, per esempio, gli hashtag: #twtpoem, #twaiku, #twithaiku, #micropoetry, #tweetpoem.
(3) Nello specifico: Cavalcanti, Biltà di donna; Dante, Donne ch’avete intelletto d’amore – strofa 1, Tanto gentile e tanto onesta pare, Così nel mio parlar voglio esser aspro; Petrarca, Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono, Solo et pensoso, Erano i capei d’oro, Chiare, fresche et dolci acque – strofa 1, Di pensier in pensier, Né per sereno ciel, Vago augelletto; Foscolo, Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni, Dei Sepolcri – strofa 1; Leopardi, Ultimo canto di Saffo – strofa 1, Il passero solitario – strofa 1, L’Infinito, Alla luna, Le ricordanze – strofa 1, Canto notturno, A se stesso; Carducci, Davanti San Guido; D’Annunzio, Il Fanciullo, La sera fiesolana; Pascoli, I puffini dell’Adriatico, Arano, Ultimo sogno, Italy I.1; Saba, Il torrente.
(4) «L’endecasillabo appare il più splendido di tutti questi versi, sia per la sua ampiezza, sia per la capacità di accogliere concetti, costrutti e vocaboli. Infatti la bellezza di ciascuno di questi ultimi si riflette moltiplicata in questa forma metrica — il che del resto è palese, perché ovunque aumentano gli elementi di gran peso, il risultato è di maggior peso. Tutti i grandi maestri sembrano esserne consapevoli e iniziano le loro canzoni illustri con questo verso […]. Questo di cui abbiamo parlato, appare, come merita, il più rinomato di tutti i versi: tuttavia sembra splendere più chiaro e più alto quando attua una sorta di unione col settenario, purché in questa società mantenga il primato.» (De Vulgari Eloquentia, Libro II, V).