Media: la poesia raccontata dai poeti


Poeti che parlano della poesia e di se stessi (sempre che sia auspicabile, perché …i poeti che strane creature / ogni volta che parlano è una truffa, F. De André); letture pubbliche di testi poetici; manoscritti della nostra tradizione letteraria.


Cos’è la poesia
(argumenta ab auctoritate) – Parte III

Posted by on Apr 24, 2015 in Aforismario poetico, Guida alla metrica italiana | 0 comments

[Segue da: Cos’è la poesia (argumenta ab auctoritate) – Parte I e Parte II]

Tutto ciò che non è prosa è poesia; e tutto ciò che non è poesia, è prosa.
(Molière, Il borghese gentiluomo)

Compito del poeta è di dire non le cose accadute ma quelle che potrebbero accadere e le possibili secondo verosimiglianza e necessità. Ed infatti lo storico e il poeta non differiscono per il fatto di dire l’uno in prosa e l’altro in versi (giacché l’opera di Erodoto, se fosse posta in versi, non per questo sarebbe meno storia, in versi, di quanto non lo sia senza versi), ma differiscono in questo, che l’uno dice le cose accadute e l’altro quelle che potrebbero accadere. E perciò la poesia è cosa più nobile e più filosofica della storia, perché la poesia tratta piuttosto dell’universale, mentre la storia del particolare.
(Aristotle, Poetica, 1451a – 1451b)

Una definizione di poesia può solo stabilire cosa essa dovrebbe essere e non cosa realmente sia stata o sia; altrimenti la formula più concisa sarebbe: la poesia è ciò che in un certo momento e in un certo luogo è stata chiamata tale.
(K. W. F. Schlegel)

Questo è infatti il principio d’ogni poesia: annullare il corso e le leggi della ragione ragionante e trasferirsi di nuovo nel caos originario della natura umana.
(K. W. F. Schlegel)

La poesia è una forma di matematica, una relazione estremamente rigorosa tra parole.
(Tahar Ben Jelloun)

La poesia procede dalla totalità dell’uomo: senso, immaginazione, intelletto, amore, desiderio istinto, sangue e spirito insieme.
(J. Maritain, L’intuizione creatrice nell’arte e nella poesia)

La poesia nasce nell’anima alle misteriose fonti dell’essere.
(J. Maritain, L’intuizione creatrice nell’arte e nella poesia)

Solo nei sogni, nella poesia e nel gioco arriviamo qualche volta a ciò che eravamo prima di essere questa cosa che, chi lo sa, ora siamo.
(J. Cortazar)

La poesia è una sorta di ritorno a casa.
(P. Celan)

I poeti sono specchi delle gigantesche ombre che l’avvenire getta sul presente… forza che non è mossa che muove.
I poeti sono i misconosciuti legislatori del mondo.
(P. B. Shelley)

La poesia toglie il velo dalla bellezza nascosta del mondo e rende gli oggetti familiari come se familiari non fossero.
(P. B. Shelley, A Defence of Poetry)

Tutta la buona poesia è il traboccare spontaneo di forti sentimenti: essa trae origini dall’emozione rivissuta in tranquillità.
(W. Wordsworth, Lyrical Ballads)

La poesia è un affare di dolore e meraviglia, con un pizzico di dizionario.
(K. Gibran)

Il mondo è sempre più infestato dalla quantità. Parlare in modo sensato è parlare di quantità.
Non basta dire che la nazione è grande… Quanto grande?
Non basta dire che il radio è scarso… Quanto scarso?
Non puoi evadere dalla quantità.
Anche se voli via, alla poesia e alla musica, quantità e numeri ti si pongono davanti nei tuoi ritmi e nelle tue ottave.
(A. N. Withehead)

Il poeta è come il minatore che dalla superficie, l’autobiografia, scava, scava finché non trova un fondo che è comune a tutti gli uomini.
(G. Caproni)

La poesia è l’arte di unire il piacere e la verità.
(Samuel Johnson)

C’è poesia nel momento in cui realizziamo che non possediamo nulla.
(J. Cage)

La poesia è una sorta di ingegnoso nonsenso.
(I. Barrow)

La poesia è la lava dell’immaginazione, la cui eruzione previene un terremoto.
(Lord Byron)

La poesia è il diario di una animale marino che vive sulla terra ed aspetta di volare nel cielo.
La poesia è la ricerca di sillabe da scagliare contro le barriere dell’ignoto e dell’inconoscibile.
La poesia è uno scritto fantasma che dice come sono fatti gli arcobaleni e perché scompaiono.
(C. Sandburg, Poetry considered)

La poesia è uno specchio che rende bello ciò che è deforme.
(P. Shelley, A Defence of Poetry, 1821)

La poesia è pensiero che respira e parole che ardono.
(T. Gray)

La poesia crea simboli. E’ conferimento di senso. La poesia spiega la vita: la realtà è il suo materiale.
(R. Musil)

La poesia è ricordo e previsione: quello che canta, non muore; quello che tocca, già vive.
(A. de Lamartine)

La lirica è la poesia per eccellenza. Si erge a grande distanza sopra il resto della letteratura. E’ il fiore più raffinato e delicato della poesia. E’ magia. Ogni parola è evocazione. Il poeta è un mago. La sua lingua non cerca la comunicazione. Spesso è così oscura che il poeta stesso non la comprende. Le sue immagini sono segni cifrati. Esattezza, chiarezza, completezza, purezza, ordine non sono lo scopo della lirica. Spesso suona semplicemente bene, senza tuttavia avere senso e coerenza. Se va bene sono comprensibili intere strofe. Altrimenti sono tutt’al più semplici frammenti, composti di diversi elementi. Vorrei quasi dire che in ogni poesia dovrebbe trasparire il caos.
(Novalis)

La poesia è il reale, il reale veramente assoluto. Questo è il nocciolo della mia filosofia. Quanto più poetico, tanto più vero.
(Novalis)

Il filosofo pensa l’istante a partire dall’eternità, il poeta l’eternità a partire dall’istante.
(K. Kraus)

Uno studioso al microscopio vede molto più di noi. Ma c’è un momento, un punto, in cui anch’egli deve fermarsi. Ebbene, è a quel punto che per me comincia la poesia.
(R. Magritte)

La differenza tra un poeta e un matematico sta nel fatto che il poeta tenta di entrare in cielo con la sua mente, mentre il matematico cerca di far entrare il cielo nella sua testa.
(G. K. Chesterton)

Cos’è la poesia
(argumenta ab auctoritate) – Parte II

Posted by on Apr 24, 2015 in Aforismario poetico, Guida alla metrica italiana | 0 comments

[Segue da: Cos’è la poesia (argumenta ab auctoritate) – Parte I]

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.
(W. Szymborska)

La parola del poeta non è mai la sua propria parola e non è mai sua proprietà. Il poeta ha capito che solo la parola fa sì che una cosa appaia, e sia pertanto presente, come quella cosa che è. La parola poetante nomina Qualcosa che va oltre il poeta e lo spinge in un’appartenenza che non ha stabilito egli stesso, un’appartenenza che può solo accettare. La parola del poeta, e quel che in tale parola è poetato, superano, poetando, il poeta e il suo dire. Quando attribuiamo alla poesia questo carattere, ci limitiamo sempre alla poesia essenziale. Essa soltanto compone poeticamente cose iniziali, essa soltanto svincola cose originarie in vista del loro proprio avvento. L’arte – di cui fa parte anche la poesia – è sorella della filosofia. Ma solo la poesia è la custode privilegiata della verità dell’essere.
(M. Heidegger, L’Inno “Andenken” di Hölderlin)

La poesia è il dire grazie al quale soltanto si mostra all’aperto tutto ciò che noi poi discutiamo e trattiamo nel linguaggio di tutti i giorni.
(M. Heidegger, La poesia di Hölderlin)

Il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo.
I pensatori e i poeti sono i custodi di questa dimora. Il loro vegliare è il portare a compimento la manifestatività dell’essere; essi, infatti, mediante il loro dire, la conducono al linguaggio e nel linguaggio la custodiscono.
(M. Heidegger, Lettera sull’umanismo)

Il destino del mondo si annuncia nella poesia.
(M. Heidegger, Lettera sull’umanismo)

Ogni medi­tante pensare è poetare, ogni poetare è un pensare. Pensiero e poesia si coappartengo­no.
(M. Heidegger, In cammino verso il linguaggio)

Il poeta, conservatore degli infiniti volti di ciò che vive.
(R. Char)

La poesia è nella strada, nel rigagnolo, è totalmente priva di gerarchia, non sa, non sa niente.
E’ il canto della nostra ignoranza.
(R. Char)

La poesia è emozione a cui è data una misura.
L’emozione deve venire dalla natura, ma la misura può essere acquisita con l’arte.
(T. Hardy)

La buona poesia sembra una cosa così semplice e naturale che quando la incontriamo ci stupiamo
del fatto che non tutti gli uomini siano poeti.
La poesia non è altro che un discorso salutare.
(H. D. Thoreau, Journal, 29 November 1841)

La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede interiore e personale, ma che il lettore riconosce come proprio.
(S. Quasimodo, New York Times, 14 May 1960)

Il poeta è sempre più piccolo e più debole della media degli uomini.
Per questo sente più intensamente, con più forza degli altri la pesantezza della sua presenza nel mondo.
(F. Kafka)

La poesia è sempre e solo una spedizione verso la verità.
(F. Kafka, Conversazioni con Gustav Janouch, 1953)

Poesia è malattia.
(F. Kafka, Conversazioni con Gustav Janouch, 1953)

La poesia è condensazione, è un’essenza… la poesia risveglia.
(F. Kafka, Conversazioni con Gustav Janouch, 1953)

La poesia… vuole chiarire la confusione degli stimoli, elevare e pulire la coscienza, e quindi umanizzarla…
La poesia… è controllo, contenimento ed estensione.
(F. Kafka, Conversazioni con Gustav Janouch, 1953)

La poesia è delle anime vergini, degli angeli, di chi crede.
Naturalmente noi non viviamo più all’età d’Omero, e quindi ci è difficile trovare qualcosa in cui credere.
Ma ad ogni modo, per essere poeti bisogna tornare a una necessaria condizione d’ingenuità.
(G. Bassani)

Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch’io chiamo poesia.
(E. Sanguineti)

Chiamo poeta colui che sente confusamente agitarsi dentro di sé tutto un mondo di forme e d’immagini: forme dapprima fluttuanti, senza determinazioni precise, raggi di luce non ancora riflessa, non ancora graduata ne’ brillanti colori dell’iride, suoni sparsi che non rendono ancora armonia.
(F. De Sanctis)

La poesia è la ragione messa in musica.
(F. De Sanctis, Saggi critici, 1866)

Il più sublime lavoro della poesia è alle cose insensate dare senso e passione, ed è proprietà de’ fanciulli di prender cose inanimate tra mani e, trastullandosi, favellarvi come se fussero, quelle, persone vive. Questa degnità filologico-filosofica ne appruova che gli uomini del mondo fanciullo, per natura, furono sublimi poeti.
(G. Vico)

Il poeta si colloca molto al di sotto del pittore nella rappresentazione delle cose visibili e molto al di sotto del musicista in quella delle cose invisibili.
(L. da Vinci)

La pittura è poesia silenziosa, e la poesia è pittura col dono della parola.
(Simonide)

Il poeta è colui che esprime la parola che tutti avevano sulle labbra e che nessuno avrebbe detta.
(G. Pascoli, Il fanciullino)

Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo.
(G. Pascoli)

La poesia è uno scoprire e stabilire convenienze e richiami e concordanze tra il Cielo e la terra e in noi e tra noi.
(C. Rebora)

Nessuno merita il nome di Creatore, tranne Dio e il poeta.
(T. Tasso)

Il poeta è un bugiardo che dice sempre la verità.
(J. Cocteau, Segreti di bellezza)

Il poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che sia dolore il dolore che davvero sente.
(F. Pessoa, Autopsicografia)

La buona poesia non avrebbe potuto essere scritta altrimenti. La prima volta che la si sente, essa suona come se fosse stata copiata esattamente da un appunto invisibile nella mente Eterna, piuttosto che arbitrariamente composta dal poeta.
(R. W. Emerson)

La poesia non è altro che l’evidenza della vita.
Se la tua vita brucia bene, la poesia è la cenere.
(L. Cohen)

Una bella poesia è un contributo alla realtà. Il mondo non è più lo stesso una volta che una bella poesia è stata scritta. Una bella poesia contribuisce a modificare la forma dell’universo, ad accrescere la conoscenza di sé e dell’universo.
(D. Thomas)

Un poema non si scrive con le idee, ma con le parole.
(S. Mallarmé)

È Poesia il sublime mezzo per il quale la parola conquista lo spazio a lei necessario: comporre versi è un’attività che si potrebbe definire testografica.
(S. Mallarmé)

Nella scienza si cerca di dire alle persone qualcosa che nessuno prima sapeva in modo tale che tutti possano comprenderlo. Nella poesia è l’esatto opposto.
(P. Dirac)

Cos’è la poesia
(argumenta ab auctoritate) – Parte I

Posted by on Apr 20, 2015 in Aforismario poetico, Guida alla metrica italiana | 0 comments

La poesia è l’arte tecnicamente alla portata di tutti: basta un foglio di carta e una matita e il gioco è fatto.
(E. Montale, E’ ancora possibile la poesia)

Tutte le buone liriche obbediscono ad una legge, anche se invisibile […].
L’architettura prestabilita, la rima, ecc. hanno avuto un significato ben più profondo di quanto non credano i poeti liberisti. Esse sono sostanzialmente ostacoli e artifici.
Ma non si dà poesia senza artifizio.
(E. Montale, da La poesia d’oggi, in “La Gazzetta del popolo” di Torino, 04.11.1931)

Una poesia… inizia come un groppo in gola, come la sensazione di qualcosa di sbagliato, una nostalgia di casa, un mal d’amore. E’ una spinta verso l’espressione, uno sforzo teso a trovare realizzazione.
Una poesia compiuta è una poesia in cui l’emozione trova il pensiero ed il pensiero trova le parole.
(R. Frost, Lettera a Louis Untermeyer, 1 gennaio 1916)

Potrei definire la poesia in questo modo: è quello che va perso nella traduzione.
(R. Frost, Conversations on the Craft of Poetry, 1959)

Il poeta sottrae tutto il meglio della vita per trasferirlo nella sua scrittura.
Perciò la sua scrittura è così splendida e la vita così brutta.
(L. N. Tolstoj)

Il misticismo senza poesia è superstizione, e la poesia senza misticismo è prosa.
(L. N. Tolstoj, Resurrezione)

La poesia non è un libero movimento dell’emozione, ma una fuga dall’emozione; non è l’espressione della personalità, ma una fuga dalla personalità. Ma, certamente, solo coloro che hanno personalità ed emozioni posso sapere cosa significhi voler fuggire da esse.
(T. S. Eliot, Tradition and the Individual Talent, 1919)

Prosa – parole nel miglior ordine possibile;
poesia – le migliori parole possibili nel miglior ordine possibile.
(S. T. Coleridge)

Nessuno è mai stato grande poeta senza essere nello stesso tempo un profondo filosofo.
(S. T. Coleridge, Biographia Literaria, 1817)

Un poeta insincero è una cosa impossibile.
(S. T. Coleridge, Seven Lectures on Shakespeare and Milton)

Tutto ciò che s’inventa è vero, puoi starne certa. La poesia è tanto precisa quanto la geometria.
(G. Flaubert, Lettera a Louise Colette, 14 agosto 1853)

Ci sono, infatti, due categorie di poeti. I più grandi, i rari, i veri maestri, compendiano in sé l’umanità; senza preoccuparsi di sé o delle proprie passioni, annullando la loro personalità per assorbirsi in quella degli altri, essi riproducono l’Universo, il quale si riflette nelle loro opere scintillante, vario, molteplice, come un cielo specchiantensi tutt’intero nel mare, con tutte le sue stelle e tutto il suo azzurro.
Ce ne sono altri a cui basta gridare per essere armoniosi, piangere per commuovere, parlare di sé per durare eterni. Forse, facendo altrimenti, non si sarebbero potuti spingere più lontano, ma, in mancanza dell’ampiezza, hanno l’ardore e l’estro, tanto che se fossero nati con un altro temperamento, non avrebbero forse avuto nessun genio.
(G. Flaubert, Lettere)

ll poeta osa rendere sensibili idee razionali di esseri invisibili: il regno dei beati, il regno infernale, l’eternità, la creazione, e simili; o anche trasporta ciò di cui trova i modelli nell’esperienza, come per esempio la morte, l’invidia e tutti i vizi, l’amore, la gloria, al di là dei limiti dell’esperienza, con un’immaginazione che gareggia con la ragione nel conseguimento di un massimo, rappresentando tutto ciò ai sensi con una perfezione di cui la natura non dà nessun esempio; ed è propriamente nella poesia che la facoltà delle idee estetiche può mostrarsi in tutto il suo potere.
(I. Kant, Critica del Giudizio)

Che differenza c’è fra poesia e prosa?
La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po’.
(C. Bukowski, Storie di ordinaria follia)

La poesia è ciò che accade quando nient’altro è possibile.
(C. Bukowski)

Il poeta vive di esagerazioni e si fa conoscere per mezzo di fraintendimenti.
(E. Canetti)

Un volume di versi non è altro che una successione di esercizi magici.
(J. L. Borges, Storia della notte, 1977)

La musica comincia ad atrofizzarsi se si allontana troppo dalla danza;
la poesia comincia ad atrofizzarsi se si allontana troppo dalla musica.
(E. Pound)

I poeti che non s’interessano alla musica sono, o diventano, cattivi poeti.
(E. Pound)

Un sano tirocinio poetico non consiste in altro che nell’imparare ad essere scontenti.
(E. Pound)

La poesia dovrebbe sorprendere per un bell’eccesso, e non perché singolare – dovrebbe colpire il lettore come l’enunciazione perfetta dei suoi pensieri più alti, e sembrare quasi una rimembranza.
(J. Keats, Lettera a John Taylor, 27 febbraio 1818)

In breve definirei la poesia come la creazione ritmica della bellezza.
(E. A. Poe)

Un poeta è prima di ogni altra cosa una persona appassionatamente innamorata del linguaggio.
(W. H. Auden)

Scrivendo, scegliete le parole comuni; evitare il ditirambo e l’eloquenza… la poesia è incantevole.
(V. Woolf)

Il poeta è il genio della rimembranza.
(S. Kierkegaard)

I poeti parlano una sola lingua, ma non si comprendono ugualmente fra di loro.
(J. Cocteau)

Poesia, altro vizio solitario.
(C. Sbarbaro)

La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
(F. T. Marinetti, Manifesto del Futurismo)

Un poeta può essere molte cose, ma è soprattutto un bambino che si meraviglia di quello che accade a lui stesso diventato adulto.
(U. Saba)

La letteratura sta alla poesia come la menzogna alla verità.
(U. Saba)

La poesia presuppone tutto il trivio, il quadrivio, e tutta la filosofia, e il sapere umano e divino, e tutte le scienze.
(C. Salutati)

La poesia è sempre più di attualità perché rappresenta il massimo della speranza, dell’anelito verso il mondo superiore.
(A. Zanzotto)

In poesia tutto ciò che deve essere detto è quasi impossibile dirlo bene.
(P. Valery)

Una poesia dev’essere una Festa dell’Intelletto. Non può essere altro.
Festa: é un gioco, ma solenne; immagine di ciò che non è, dello stato in cui gli sforzi sono solo ritmati, riscattati. Si celebra qualcosa compiendolo o rappresentandolo nel suo stato più bello e più puro.
Qui la facoltà del linguaggio, e il suo fenomeno inverso, la comprensione, l’identità delle cose che separa. Si aboliscono le sue miserie, le sue debolezze, il suo quotidiano.
Finita la festa, non deve restare nulla. Ceneri, ghirlande calpestate.
(P. Valery)

Nella canzone le parole tendono a perdere il loro significato, e spesso lo perdono; all’estremo opposto, nella prosa è il valore musicale che tende a scomparire.
Il verso sta simmetricamente tra la canzone e la prosa ed è pertanto mirabilmente e delicamenente bilanciato tra il potere sensuale e quello intellettuale del linguaggio.
(P. Valery)

La poesia è la lingua madre della razza umana.
(J. G. Hamann)

Francesco Guccini: L’avvelenata

Posted by on Giu 22, 2014 in Media, Versi in musica | 0 comments

L’avvelenata (Via Paolo Fabbri 43, 1976): la struttura metrica

L’avvelenata è in strofe di versi lunghi, scomponibili però in endecasillabi e settenari.

Ne risultano sette strofe a schema AabCcbDEEed.
Quasi stanze con fronte di due piedi (Aab Ccb), niente chiave e sirma indivisa (DEEed).

Lo schema accentuativo e ritmico, considerano ovviamente la cadenza con cui Guccini canta i singoli versi, è giambico-anapestico.
Abbiamo quindi una sequenza di questo tipo:
–+–+–+–+–+–
––+––+–
–+–+–+–
–+–––+–+–+–
––+––+–

L’avvelenata: il testo

Ma s’ io avessi previsto tutto que10sto, A
dati causa e prete6sto, a
le attuali conclusio6ni b
credete che per questi quattro sol10di, C
questa gloria da stron6zi, c
avrei scritto canzo6ni, b
va beh, lo ammetto che mi son sbaglia10to D
e accetto il “crucifige” e così si10a, E
chiedo tempo, son della razza mi10a, E
per quanto grande si6a, e
il primo che ha studia6to… D

Mio padre in fondo aveva anche ragione
a dir che la pensione
è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato
a dir che un laureato
conta più d’ un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa,
sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d’ arrivismo,
dubbi di qualunquismo,
son quello che mi resta…

Voi critici, voi personaggi austeri, (11)
militanti severi, (7)
chiedo scusa a vossìa, (7)
però non ho mai detto che a canzoni (11)
si fan rivoluzioni, (7)
si possa far poesia; (7)
io canto quando posso, come posso, (11)
quando ne ho voglia senza applausi o fischi: (11)
vendere o no non passa fra i miei rischi, (11)
non comprate i miei dischi (7)
e sputatemi addosso… (7)

Secondo voi ma a me cosa mi frega (11) | di assumermi la bega (7) | di star quassù a cantare, (7)
godo molto di più nell’ ubriacarmi (11) | oppure a masturbarmi (7) | o, al limite, a scopare… (7)
se son d’ umore nero allora scrivo (11) | frugando dentro alle nostre miserie: (11)
di solito ho da far cose più serie, (11) | costruire su macerie (7) | o mantenermi vivo… (7)

Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, (11) | io poeta, io buffone, (7) | io anarchico, io fascista, (7)
io ricco, io senza soldi, io radicale, (11) | io diverso ed io uguale, (7) | negro, ebreo, comunista! (7)
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, (11) | io falso, io vero, io genio, io cretino, (11)
io solo qui alle quattro del mattino, (11) | l’angoscia e un po’ di vino, (7) | voglia di bestemmiare! (7)

Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice “sei depresso”, nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po’ di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni…
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!

Francesco Guccini: Il vecchio e il bambino

Posted by on Giu 20, 2014 in Media, Versi in musica | 0 comments

Il vecchio e il bambino: struttura metrica

I versi de Il vecchio e il bambino (Radici, 1972) sono per lo più dodecasillabi in forma di doppi senari anfibrachici (quelli con accenti fissi in 2 e 5 posizione del Coro dell’Atto Terzo dell’Adelchi: Dagli atri muscosi / dai fori cadenti…).

Fanno eccezione il secondo verso della seconda strofa (14 sillabe verosimilmente in ottonario + senario), il quarto verso della seconda strofa (tredecasillabo formato da settenario e senario) e il secondo verso dell’ultima strofa (che è sì un dodecasillabo, ma costituito da senario sdrucciolo + quinario piano).

Rispetto alla norma del doppio senario, che prevede che il primo senario sia sempre piano, sono irregolari solo il primo verso della quinta strofa ed il secondo della sesta. In questo caso abbiamo infatti un senario sdrucciolo e un senario piano.

I doppi senari di Guccini sono però molto lontani dal tono solenne e dal ritmo trocaico-anapestico dei versi del Manzoni: la canzone ha infatti un ritmo pacato, la melodia è dolce e l’effetto generale è di sommessa nostalgia.

Il vecchio e il bambino: testo

Un vec2chio e un bambi5no || si pre2ser per ma5no
e anda2rono insie5me || incon2tro alla se5ra;
la pol2vere ros5sa || si alza2va lonta5no
e il so2le brilla5va || di lu2ce non ve5ra…

L’ immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’ intorno non c’era nessuno:
solo il tetro contorno di torri di fumo…

I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l’ anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati…

I vecchi subiscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero…

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori

e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni…”

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”

Francesco Guccini: Venezia

Posted by on Giu 19, 2014 in Media, Versi in musica | 0 comments

La melodia di Venezia (Metropolis, 1981) scivola struggente lungo un testo articolato su sei strofe di versi lunghi, che però sembrano costruiti su nuclei di senari e novenari anfibrachico-dattilici, e cioè con accenti rispettivamente di 2a-5a e di 2a-5a-8a.
In pratica è l’accoppiata senario-novenario utilizzata da Pascoli (vd. per esempio Il mendico nei Canti di Castelvecchio).

Ne deriva un ritmo così schematizzabile: –+–+– / –+–+–+– / –+–+– / –+–+–+–/

Si discostano da questo schema alcune sezioni del testo dove sono rinvenibili decasillabi e settenari. L’effetto è quello di un indugio improvviso, che peraltro è fortemente sottolineato dal cantato, caratterizzato da pause molto intense:

e un dolo3re || a live7llo del ma9re (–+–+–+)

c’è so2lo || la sire6na di me9stre (–+–+–+)

La canzone va poi a chiudersi con un terzetto senario – senario – endecasillabo. Quest’ultimo (di es1serne so4lo lonta7ni paren10ti) ha un andamento fortemente dattilico e imprime una variazione netta al ritmo complessivo del brano.

La struttura rimica, infine, non presenta schemi ricorrenti: molte sono le rime interne e frequenti le assonanze e le consonanze.

Vene2zia che muo5re,
Vene2zia appoggia5ta sul ma8re,
la dol2ce ossessio5ne
degli u2ltimi suoi5 giorni tri8sti,
Vene2zia, la ven5de ai turi8sti,
che cer2cano in mez5zo alla gen8te
l’ Euro2pa o l’ Orien5te, (6)
che guar2dano alzar5si alla se8ra
il fu2mo – o la rab6bia –
di Por2to Marghe6ra…

Stefania era bella, (6) Stefania non stava mai male, (9)
è morta di parto (6) gridando in un letto sudato (9) d’ un grande ospedale; (6)
aveva vent’ anni, un marito, (9) e l’anello nel dito: (6)
mi han detto confusi i parenti (9) che quasi il respiro (6) g inciampava nei denti… (6)

Venezia è un’ albergo, (6) / San Marco è senz’ altro anche il nome (9) / di una pizzeria, (6)
la gondola costa, (6) / la gondola è solo un (6) / bel giro di giostra. (6)
Stefania d’ estate (6) / giocava con me nelle vuote (9) / domeniche d’ ozio. (6)
Mia madre parlava, (6) / sua madre vendeva (6) / Venezia in negozio. (6)

Venezia è anche un sogno, (6) / di quelli che puoi comperare, (9)
però non ti puoi risvegliare (9) / con l’ acqua alla gola, (6) / e un dolore a livello del mare: (10)
il Doge ha cambiato di casa (9) / e per mille finestre (7)
c’è solo il vagito (6) / di un bimbo che è nato, (6) / c’è solo la sirena di Mestre… (10)

Stefania affondando, (6) / Stefania ha lasciato qualcosa: (9)
Novella Duemila (6) / e una rosa sul suo comodino, (10) / Stefania ha lasciato un bambino. (9)
Non so se ai parenti (6) / gli ha fatto davvero del male (9)
vederla morire ammazzata, (9) / morire da sola, (6) / in un grande ospedale… (7)

Venezia è un imbroglio (6) / che riempie la testa (6) / soltanto di fatalità: (9)
del resto del mondo (6) / non sai più una sega, (6) / Venezia è la gente (6) / che se ne frega! (5)
Stefania è un bambino, (6) / comprare o smerciare Venezia (9) / sarà il suo destino: (6)
può darsi che un giorno (6) / saremo contenti (6) / di esserne solo lontani parenti… (11)

Francesco Guccini: Auschwitz

Posted by on Giu 19, 2014 in Media, Versi in musica | 0 comments

Canzone del bambino nel vento, nota anche come Auschwitz, è in strofe di cinque ottonari, quasi tutti con accenti di 2a, 4a e 7a.

Fanno eccezione i versi quattro e cinque della terza strofa e il terzo verso della sesta strofa, che sono novenari con accenti rispettivamente di 3a, 6a e 8a (ma sembrano più che altro dei falsi ottonari) e di 2a, 5a e 8a.

I versi sono spesso irrelati, fatta eccezione per alcune rime e parole-rima ricorrenti (bambino-camino, cento-vento-lento-contento, imparare-ammazzare, poserà-sarà).

Son mor2to ch’e4ro bambi7no
son mor2to con4 altri cen7to
passa2to per il4 cami7no
e ades2so so4no nel ven7to
e ades2so so4no nel ven7to

Ad Auschwitz c’era la neve,
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno
e adesso sono nel vento
e adesso sono nel vento

Ad Auschwitz tante persone,
ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora
a sorridere qui nel vento, (9)
a sorridere qui nel vento (9)

Io chiedo come può l’uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento,
in polvere qui nel vento

Ancora tuona il cannone,
ancora non è contento
di sangue la belva umana
e ancora ci porta il vento
e ancora ci porta il vento

Io chiedo quando sarà
che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare (9)
e il vento si poserà
e il vento si poserà

Io chiedo quando sarà
che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà
e il vento si poserà
e il vento si poserà

Francesco Guccini: Canzone per un’amica

Posted by on Giu 19, 2014 in Media, Versi in musica | 0 comments

Canzone per un’amica (In morte di S.F.) presenta otto strofe di cinque versi ciascuna: due endecasillabi dattilici (accenti di 1a, 4a, 7a e 10a) e tre ottonari dattilici in schema AbAbb.

I tre ottonari sono sempre in rima tra loro. I due endecasillabi talora sono invece assonanzati o in consonanza.

Nella penultima strofa il quarto verso è un endecasillabo e il quinto un novenario (perlatro perfettamente pascoliano, con accenti di 2a, 5a e 8a).

Nell’ultima strofa gli ultimi due versi sono novenari (anche questi con accenti di 2a, 5a, e 8a).

Lun1ga e dirit4ta corre7va la stra10da A
l’au1to velo4ce corre7va b
la(1) dolce esta4te era già7 comincia10ta ~A (assonanza e quasi consonanza)
vi1cino lui4 sorride7va b
vi1cino lui4 sorride7va b

Forte la mano teneva il volante
forte il motore cantava
non lo sapevi che c’era la morte
quel giorno che ti aspettava
quel giorno che ti aspettava.

Non lo sapevi che c’era la morte,
quando si è giovani è strano
poter pensare che la nostra sorte
venga e ci prenda per mano,
venga e ci prenda per mano..

Non lo sapevi ma cosa hai provato
quando la strada è impazzita
quando la macchina è uscita di lato
e sopra un’altra è finita
e sopra un’altra è finita.

Non lo sapevi, ma cosa hai pensato
quando lo schianto ti ha uccisa,
quando anche il cielo di sopra è crollato,
quando la vita è fuggita,
quando la vita è fuggita…

Dopo il silenzio soltanto è regnato
tra le lamiere contorte:
sull’autostrada cercavi la vita,
ma ti ha incontrato la morte,
ma ti ha incontrato la morte…

Vorrei sapere a che cosa è servito
vivere, amare, soffrire,
spendere tutti i tuoi giorni passati
se così presto hai dovuto partire,
se pre2sto hai dovu5to parti8re…

Voglio però ricordarti com’eri,
pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti
e che2 come allo5ra sorri8di
e che2 come allo5ra sorri8di…

Francesco Guccini: Primavera di Praga

Posted by on Giu 19, 2014 in Media, Versi in musica | 0 comments

Primavera di Praga ha una struttura di endecasillabi quasi tutti regolari e per lo più di tipo dattilico (accenti di 1, 4, 7 e 10), disposti su sette quartine in rima o assonanza baciata.

Di an1tichi fa4sti la piaz7za vesti10ta A
gri1gia guarda4va la nuo7va sua vi10ta: A
co1me ogni gior4no la not7te arriva10va, B
fra1si consue4te sui mu7ri di Pra10ga. ~B (ass.)

Ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce.

Son come falchi quei carri appostati;
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.

Quando la piazza fermò la sua vita
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,

quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all’orizzonte del cielo di Praga.

Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l’odio fra denti;
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti;

dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava:
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga.