Pascoli, Addio!

Print pagePDF page

Giovanni Pascoli, Canti di Castelvecchio, Addio!

 

Dunque rondini rondini, addio!

Dunque andate, dunque ci lasciate
per paesi tanto a noi lontani.
È finita qui la rossa estate.
Appassisce l’orto: i miei gerani
più non hanno che i becchi di gru.

Dunque, rondini rondini, addio!

Il rosaio qui non fa più rose.
Lungo il Nilo voi le rivedrete.
Volerete sopra le mimose
della Khala, dentro le ulivete
del solingo Achilleo di Corfù.

Oh! se, rondini rondini, anch’io…

Voi cantate forse morti eroi,
su quest’albe, dalle vostre altane,
quando ascolto voi parlar tra voi
nella vostra lingua di gitane,
una lingua che più non si sa.

Oh! se, rondini rondini, anch’io…

O son forse gli ultimi consigli
ai piccini per il lungo volo.
Rampicati stanno al muro i figli
che al lor nido con un grido solo
si rivolgono a dire: Si va?

Dunque, rondini rondini, addio!

Non saranno quelle che le case
han murato questo marzo scorso,
che a rifarne forse le cimase
strisceranno sopra il Rio dell’Orso,
che rugliava, e non mormora più.

Dunque, rondini rondini, addio!

Ma saranno pur gli stessi voli;
ma saranno pur gli stessi gridi;
quella gioia, per gli stessi soli;
quell’amore, negli stessi nidi:
risarà tutto quello che fu.

Oh! se, rondini rondini, anch’io…

io li avessi quattro rondinotti
dentro questo nido mio di sassi!
ch’io vegliassi nelle dolci notti,
che in un mesto giorno abbandonassi
alla libera serenità!

Oh! se, rondini rondini, anch’io…

rivolando su le vite loro,
ritrovando l’alba del mio giorno,
rimurassi sempre il mio lavoro,
ricantassi sempre il mio ritorno,
mio ritorno dal mondo di là!